La città inquinata di Noril’sk
La città di Noril’sk si trova 320 km a nord del Circolo Artico, nella fredda tundra Siberiana. E’ la seconda città più grande sopra il Circolo Artico (dopo Murmansk), nonché la città più settentrionale del mondo con una popolazione superiore ai 100 mila abitanti. Inoltre, Noril’sk detiene la nomea, poco invidiabile, di città più inquinata della Terra a causa delle massicce estrazioni di nichel.
A causa dell’inquinamento non c’è nemmeno un albero nel raggio di 45 km dalla più grande delle 4 fonderie, Nadezhda1, e si stima che Noril’sk contribuisca per l’1% del diossido di zolfo rilasciato nell’atmosfera terrestre.
La città fu costruita con l’utilizzo della forza lavoro dei Gulag, sotto la direzione di Iosif Stalin e dall’alto si vede perfettamente la pianificazione cittadina Stalinista con i blocchi di palazzi popolari spaziati da larghi viali.
Nel 1953-54 i lavoratori prigionieri, impiegati nella costruzione della città, hanno indetto la cosidetta rivolta di Noril’sk. La rivolta era disarmata e dunque il termine coniato dalle autorità per definirla era “insubordinazione di massa”. Sebbene il dissenso fosse un sentimento diffuso nei Gulag, la rivolta di Noril’sk fu la più grande manifestazione di questo tipo sotto il ferreo governo di Stalin.
Tantissimi lavoratori prigionieri sono morti in condizioni estreme durante la costruzione della città: Noril’sk è ricoperta dalla neve circa 250-270 giorni all’anno, con temperature registrate che arrivano fino a -58°C.
Dopo aver letto tutto questo, probabilmente siete pronti per prenotare la vostra prossima vacanza in questa simpatica utopia. Non correte troppo! Noril’sk è chiusa agli stranieri che non hanno una ragione veramente valida e i viaggi in città sono ristretti anche per i cittadini Russi. Chissà se il divieto è legato al desiderio di nascondere il livello di inquinamento o alla presenza in zona di tanti silos per gli ICBM. Avete altre teorie?
Maggiori informazioni a proposito di Noril’sk le potete trovare su Wikipedia.
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“Nadezhda” dal Russo si traduce come “speranza”. ↩





