Rainbow Bridge, Utah
Il più lungo ponte naturale del mondo. Il paesaggio intorno è molto surreale, sembra che sia fatto da una plastilina per bambini.
Grazie: Jeff Reynolds
Il più lungo ponte naturale del mondo. Il paesaggio intorno è molto surreale, sembra che sia fatto da una plastilina per bambini.
Grazie: Jeff Reynolds
Stiamo continuando la Settimana annuale dei Deserti su GSS! Seguendo la tradizione, pubblicheremo articoli sui deserti, per una settimana circa!
Il deserto di Atacama è un altopiano, dove praticamente non piove mai, in Cile nell’America Meridionale. Questo deserto, fatto da saline, flussi di sabbia e lava, copre 181 300 km2 e ha più di 20 millioni d’anni. Poi, siccome riceve solamente circa 3 millimetri di pioggia l’anno, è considerato come uno dei posti più secchi sulla Terra. Le aree come la Valle della Luna non hanno visto una goccia di pioggia per interi secoli.

Valle della Luna (Wikipedia inglese) è in basso a sinistra di questa immagine (Foto)
Questo paesaggio bizarro però non è completamente privo di vita. A est della Valle della Luna si trova un villaggio San Pedro de Atacama, che è stato costruito in mezzo al deserto grazie ad un’oasi. Le persone vivono qui da molto tempo – le ruine al Aldea de Tulor risalgono all’800 AC.

Aldea de Tulor (Foto)
Il deserto di Atacama è incredibilmente ricco di rame, e 2 delle più grandi miniere di rame del mondo, Chuquicamata e Escondida, sono entrambe qui. Escondida da sola nel 2007 ha prodotto 1.483 millioni di tonnellate di rame – 9.5% del totale mondiale.

Miniere di rame: Chuquicamata (Wikipedia) e Escondida (Wikipedia inglese)
L’industria mineraria non è stata sempre così di successo – il deserto di Atacamo ospita le rovine di 170 vecchie e abbandonate cittadine minerarie legate all’estrazione del nitrate, tutte (tranne una) chiuse all’inizio del XXmo secolo quando i tedeschi hanno inventato il nitrato sintetico.
La più importante di queste miniere abbandonate è Humberstone and Santa Laura Saltpeter Works, che attualmente viene disegnata come un sito di patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.
Grazie alle condizioni estremamente aride, le nuvole sono incredibilmente rare sopra il deserto di Atacama. Combinato con l’alta elevazione dell’area, questo posto è perfetto per osservare le stelle, ed infatti alcuni osservatori si trovano qui, tra quali l’osservatorio Paranal (all’altezza di 2635 metri), dov’è impiegato un telescopio dal nome brillante, Very Large Telescope (Wikipedia).
Grazie: Bakan_Vargas, Bleij e Tom.
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Il deserto del Maine, grande 16 ettari, si trova nella foresta dei pini vicino alla città di Freeport. Nonostante non sia un vero deserto, la “sabbia” è naturale in quest’area: è un silt glaciale che è stato scavato sottoterra durante l’ultima era glaciale.
Il silt sarebbe rimasto nascosto sotto la terra se non fosse stato per le povere tecniche dell’agricoltura dell’inizio del novecento che hanno eroso il terreno. Il contadino in seguito ha dovuto di venderlo ad un entrepreneur, che ha giustamente intuito che i turisti si sarebbero accalcati per vedere la sabbia in mezzo ad una foresta.
A partire dal 1925 circa 30 mila persone ogni anno visitano il “deserto”, che è stato reso ancora più attraente grazie ai cammelli di plastica. Se non vi basta questo, qui c’è anche un “museo della sabbia” dove potrete vedere la sabbia dei veri deserti donata da tutto il mondo… affascinante!
Maggiori informazioni le potete trovare sul sito ufficiale e su NY Times (in Inglese).
Grazie: Elliott C. Evans e jon moses.
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Anche se tecnicamente non è un deserto, La Grande Duna del Pyla (oppure Pilat) in Francia, è senza dubbio la più grande duna di sabbia in Europa. Questa duna è grande circa 500 metri e lunga 3 km ed è alta fino a 117 metri, con il volume totale di 60 millioni m³.
Preoccupante che questa duna massiccia non si accontenti di stare ferma e sembra divertirsi ad ingoiare la foresta e tutto ciò che si trova sulla sua strada. Insieme con l’erosione costale la duna sta procedendo nell’entroterra ad una velocità di circa 5 metri l’anno – che, multiplicando per la lunghezza della duna, significa che circa 15 mila m2 della foresta vengono persi ogni anno.
Le strade ed alcune case sono già state distrutte dal progresso della duna e, se l’avanzamento procederà alla stessa velocità, tra 40 anni la strada per Biscarrosse e il campeggio andranno persi anche loro.
Guardate il sito ufficiale della Grande Duna del Pyla per maggiori informazioni (dove c’è anche una buona galleria fotografica che chiaramente mostra la foresta consumata dalla sabbia), oppure leggete la pagina di Wikipedia.
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Il Sahara è probabilmente il deserto più famoso della terra, esso copre la maggior parte del Nord dell’Africa. Ma oggi guarderemo solo ad una piccola parte di questo deserto, nel paese del Niger.
Non è immediato, ma se guardate attentamente sulla cima di questa duna vedrete (a quanto pare) un tornado di sabbia!
Le tempeste di sabbia sono comuni per il Sahara, dove le mura di sabbia possono raggiungere fino a 6 km di altezza. Infatti, la quantità di sabbia buttata nell’aria è tale che la Terra ha un strato dell’atmosfera costituito completamente di sabbia del Sahara!
Questa immagine è stata scattata durante il progetto Megaflyover del National Geographic, al quale tra poco dedicheremo una serie di post.
Grazie: Yvan.
Benvenuti alla prima Settimana annuale dei Deserti su GSS! Seguendo la tradizione, pubblicheremo articoli sui deserti, per una settimana circa!
Il deserto di Namib in Namibia e Angola fa parte del Namib-Naukluft National Park e copre un area di 50 mila km². Questa parte del mondo è sottoposta ad aride condizione da almeno 55 millioni d’anni, fatto che conferma il deserto di Namib come il deserto più anziano del mondo.
Namib copre la maggior parte della costiera di Namibia, affacciata sull’Oceano Atlantico, dove la collisione dell’acqua del mare e l’aria secca del deserto causa una nebbia immensa e delle forti correnti, questo ha regalato a questo posto la fama di essere l’ultima metà per tanti marinai, si pensi ad esempio a Skeleton Coast, che si trova a nord. Se qualcuno è interessato, in queste immagini, si possono trovare tanti scheletri di navi!
Lontano dalla costa, questo massiccio deserto gode di meno di 10 millimetri di pioggia all’anno ed è quasi completamene asettico, ad eccezione degli spettacolari e complessi disegni creati dalle dune.
Nella parte orientale possiamo vedere la famosa salina di Sossusvlei, che ogni tanto viene riempita d’acqua con le piene-lampo del fiume Tsauchab. Notate gli autobus turistici parcheggiati all’ombra dell’albero.
A sud c’è la salina di Dead Vlei dove anche dall’alto possiamo notare gli “scheletri” di alberi con un’età presunta di 900 anni – bruciati dal sole ed incapaci di decomporsi a causa della mancanza di umidità.
Forse, la cosa più spettacolare sono le enormi dune che circondano le saline. Alcune di queste si alzano fino a 340 metri, e dunque sono le più alte dune di sabbia del mondo.
Guardate su Flickr le foto delle dune giganti, degli scheletri degli alberi, e delle dune come si vedono da Dead Vlei.
Su Wikipedia potete trovare maggiori informazioni sul deserto di Namib, Namib-Naukluft National Park, Tsauchab, Sossusvlei e Dead Vlei.
In questi giorni si può ricordare anche un’altra data, meno stimolante della scalata dell’Everest, ma sicuramente unica – l’eruzione di un vulcano di fango a Sidoarjo in Indonesia, che è iniziata il 28 maggio 2006.
Nonostante un sistema di dighe e barriere erette apposta per contenere l’inondamento, al giorno d’oggi il fango è spesso decine di metri, con un volume totale che supera 1 millardo di metri cubici. La quantità enorme di fango ha già coperto circa 6.5 km² e ha sepolto 11 villaggi e più di 25 fabbriche, di alcune di esse si possono vedere solo i tetti che sporgono a malapena dal fango.
Nel mondo ci sono tanti vulcani di fango, ma questa eruzione particolarmente devastante è causata non dalla natura ma dagli umani. Le attività di trivellazione per le ricerche del gas nella zona hanno scatenato “un’esplosione sotterranea” che probabilmente poteva essere evitata, osservando correttamente le procedure di sicurezza dovute.
Una compagnia di esplorazione per petrolio e gas, PT Lapindo Brantas, è ritenuta colpevole per questo disastro industriale, il peggiore nella storia dell’Indonesia (ma anche mondiale), dovrà essa a finanziare i lavori di riparazione e compensare le vittime. 13 suoi top manager e ingegneri ora stanno affrontando anchè una causa penale.
Sono state considerate diverse idee su come fermare l’uscita del fango (o come impiegarlo in qualche scopo utile), ma per ora tutti i tentativi hanno fallito. Guardate questa fotografia satellitare molto recente1 e vedete come il fango si esteso rispetto all’immagine di Google (che risale all’ottobre del 2006 circa) – e per il momento si presume che il vulcano possa eruttare per anni se non all’infinito.
Maggiori informazioni le potete trovare su Wikipedia in inglese.
Grazie: Adrian.
Potete vedere questa immagine su Google Earth utilizzando questo placemark. ↩
Esattamente 55 anni fa, il 29 maggio 1953, Sir Edmund Hilary (morto l’11 gennaio 2008) e sherpa Tenzing Norgay raggiunsero per primi la vetta del monte Everest – la più alta montagna del mondo, alta 8848 metri.
Dall’alto forse non è la vista migliore, il terrain layer di Google Earth vi permette di vedere com’è alta. Potete anche usare la nosta nuova modalità 3D.
Salendo sulla parete sudest dal campo di base alto 5380 metri, Hillary e Norgay raggiunsero la cima alle ore 11:30 e rimasero sopra per soli 15 minuti. Le notizie del successo arrivarono alla futura regina Elisabetta II il giorno della sua incoronazione e il neozelandese Hillary venne nominato cavaliere a luglio dello stesso anno.
Il monte Everest è pieno di pericoli, e al giorno d’oggi 120 persone sono rimaste lì per sempre. Però sono più di 2060 le persone che hanno scalato la montagna.
Maggiori informazioni su Sir Edmund Hillary, Tenzing Norgay e il monte Everest le potete trovare su Wikipedia.
Grazie a tutti coloro che hanno segnalato questo luogo – siete più di 55, forse dovremo creare una pagina apposita!